Anche sul Delta del Po è possibile organizzare un meraviglioso safari in bicicletta.

Di sicuro non incontrerete leoni, tigri, elefanti o giraffe, ma con molta probabilità potrete avvistare dei cervi, daini, tartarughe, cormorani etc. Non serviranno levatacce mattutine o appostamenti eterni, basterà un minimo di pazienza e di attenzione.

Altra cosa piacevole, è che anche il più pigro o svogliato die vostri conoscenti, si ricrederà, perché il terreno è totalmente pianeggiante e quindi non si farà nessuna fatica a pedalare lungo i numerosissimi canali, laghi, e coste marine. L’area del delta vi offrirà paesaggi che non esistono altrove in Italia, un concentrato di paludi, boschi, canali che sfociano in mare, piccoli paesi annidati tra i canneti, stagni salmastri, spiagge, pinete.

 

PRIMO ITINERARIO: IL BOSCO DELLA MESOLA

Iniziamo dai daini e dai cervi, che sono sempre gradevoli a vedersi, figuriamoci se siete poi insieme ai bambini. Per osservarli, il luogo giusto è il bosco della Mesola, o meglio Gran bosco o Boscone, com’è chiamato da queste parti. Una foresta di lecci e di querce dove si pedala all’ombra degli alberi, ma anche in tratti soleggiati caratterizzati dalla presenza di dune.

I daini qui sono abbastanza frequenti, così come le tartarughe, d’acqua e di terra, mentre per avvistare i cervi bisogna prenotare un’escursione con le guardie forestali, che conducono in jeep nella parte più selvaggia della riserva naturale. È un cervo molto particolare, quello della Mesola: probabilmente la piccola popolazione del bosco è l’unica rimasta di quella che viveva anticamente nella Pianura padana, una vera rarità.

SECONDO ITINERARIO: LA SACCA DEGLI SCARDOVARI

Meno rari ma altrettanto simpatici sono i cormorani che si osservano pedalando lungo la sacca degli Scardovari, poco più a nord della Mesola, nella parte veneta del delta. Posati sui pali degli allevamenti di mitili, sono bellissimi quando aprono le ali per farle asciugare al sole. La sacca degli Scardovari è un grande specchio di acqua salmastra utilizzato come «orto» per vongole e cozze: la strada asfaltata che ne segue il perimetro, poco trafficata, è ideale per immergersi nelle atmosfere della parte marina del delta (e per fermarsi nei colorati abitati di Scardovari e Bonelli, dove gustare le prelibatezze locali).

Attenzione soltanto al solleone estivo. Se invece vi capitate d’inverno, ai cormorani si aggiunge una miriade di uccelli acquatici; e se state attenti, noterete che ci sono anche cormorani di piccole dimensioni: è una specie a sé, chiamata marangone minore, molto rara nell’Europa occidentale ma che da alcuni anni ha trovato nel delta condizioni ideali per riprodursi. Altra rarità da segnare nel vostro taccuino.

TERZO ITINERARIO: LIDO DI VOLANO-LIDO DELLE NAZIONI

Per chi preferisce animali più appariscenti, niente di meglio che il percorso che collega il Lido di Volano al Lido delle Nazioni, nella parte ferrarese del delta. Perché tra il lago delle Nazioni e la pineta costiera pascolano i cavalli della Camargue. Avete presente quei bellissimi cavalli bianchi dalla folta criniera, che sguazzano in acqua come fossero castori? Ecco, importati da qualche tempo, si sono adattati perfettamente al delta padano, che peraltro è un ambiente molto simile a quello del delta del Rodano. Ed è un piacere ammirarli nelle paludi, insieme ai tori della Camargue e a una miriade di uccelli acquatici.

Il percorso ciclabile corre sull’argine tra valle Bertuzzi e il lago delle Nazioni (bellissimi panorami al tramonto), ma si può anche costeggiare il mare su una strada chiusa al traffico, perfettamente ciclabile (oppure programmare l’andata su un tracciato e il ritorno sull’altro).

QUARTO ITINERARIO: INTORNO A COMACCHIO

Quarta tappa del vostro safari deve essere poi tutta l’area intorno a Comacchio, poco più a sud. Questo è il vero paradiso del delta, dove il safari regala emozioni davvero africane, da raccontare agli amici una volta tornati a casa. Già solo il percorso che da Comacchio prosegue sull’argine Fattibello, per arrivare alla località Casone Foce (o stazione di Foce) regala grandi voli di limicoli e anatre. Poi da qui si può proseguire verso le saline di Comacchio, che ospitano rari e bellissimi uccelli come il gabbiano corallino, chiamato così per il becco rosso corallo, e l’avocetta, elegante trampoliere bianco e nero con il becco rivolto all’insù. Lo scenario delle vasche di sale è quanto mai suggestivo: il percorso è come sospeso sull’acqua, e per centinaia di metri la terra non si scorge neppure.

Tornando a Casone Foce, si può poi iniziare il grande periplo delle valli di Comacchio: prima passando per Donnabona, poi sull’argine Agosta, che percorre tutto il perimetro occidentale del grande specchio d’acqua. Fino ad arrivare al minitraghetto per Sant’Alberto: lo si prende per una sosta nel piccolo paese e per visitare il centro del parco; e si ritorna indietro per iniziare a pedalare sull’argine che da Boscoforte e valle Furlana arriva fino a Volta Scirocco, seguendo il perimetro meridionale del bacino.

Ecco, soprattutto quest’argine - riservato alle biciclette e ai pedoni - non mancherà di affascinare anche chi gli animali non li ha mai voluti guardare in vita sua. In una giornata di primavera o di prima estate, non si contano le specie che è possibile osservare lungo il percorso; ma è soprattutto la quantità di forme e di colori, di voli e di richiami che stupisce anche il neofita. Ci sono gli aironi, i grandi bianchi maggiori, i cenerini, le piccole garzette. Ci sono anatre coloratissime come le volpoche. Ci sono i gabbiani e le sterne, piccoli uccelli acquatici tutti bianchi e dal volo aggraziato. Ci sono i falchi di palude che pattugliano i canneti in attesa di scorgere qualche preda. Ci sono i cavalieri d’Italia, che sgambettano con le loro zampe rosse nelle acque basse. E poi ci sono loro, le star del delta: i fenicotteri, che affollano a centinaia lo specchio d’acqua e la sera si levano in volo colorando il cielo di rosa. Proprio come in un meraviglioso safari africano. 

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